Tecniche di pesca

SARAGO

Pesca al Sarago dalle spiagge delle Saline

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Foto di Anders Finn Jorgensen

Pesca al Sarago dalle spiagge delle Saline

Quella magia che solo Palinuro ti puo’ regalare

Il sarago si trova nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale, le specie che vivono i nostri mari sono 5: Il sarago Fasciato, il sarago pizzuto, il sarago sparaglione, il sarago maggiore e il sarago faraone. La forma del corpo tondeggiante compresso ai fianchi e la macchia scura con dimensioni più o meno estese prima della pinna caudale, sono le caratteristiche che accomunano questa specie.

Sicuramente il più diffuso tra la specie è il sarago maggiore, riconoscibile dalle strisce trasversali sui fianchi di colore nero – marrone scuro e negli esemplari più grandi, le strisce tendono ad attenuarsi fino quasi scomparire man mano che si avvicinano alla coda. La livrea è argento scuro con sfumature grigie e sul peduncolo caudale ha una macchia scura quasi nera che avvolge tutta la superficie della coda. La pinna dorsale si estende per tutta la schiena ed è composta per metà da raggi spinosi molto robusti, la pinna caudale è forcuta e le pinne pettorali sono molto lunghe. Le dimensioni del sarago maggiore possono superare i 45 cm di lunghezza e i 2 kg di peso.
Si contraddistingue invece, il sarago fasciato per la lunga fascia nera trasversale che si estende dalla fine della testa fino all’inizio della pinna dorsale. Il muso è leggermente appuntito rispetto al sarago maggiore, il colore di sfondo della livrea è argento chiaro con delle sfumature di colore dorato sui fianchi che si estendono in senso longitudinale e prima della pinna caudale è presente una larga fascia nera molto più visibile.
Il sarago fasciato può raggiungere i 25 cm massimo di lunghezza e il peso di 700 gr.
Il sarago pizzuto prende il nome dalla particolare forma del suo muso acuminato e lungo, la bocca è più piccola, i denti sono più appuntiti rispetto alle altre specie e la livrea è sempre di colore argento ma con una tonalità più scura. Può raggiungere il peso di 1500 gr e la lunghezza di 35/50 cm.
Il sarago faraone invece, è molto più robusto e spesso la livrea è di un colore giallastro con sfumature amaranto. Il sarago faraone è il più raro tra i saraghi e non è facile incontrarlo sotto costa, staziona distante dalla costa sulle secche con fondali che variano dai 20 ai 50 metri, ma può raggiungere profondità maggiori anche fino ai 100 metri di profondità. Può raggiungere dimensioni maggiori rispetto agli altri esemplari che possono arrivare fino ai 5 kg di peso e i 50 cm di lunghezza.
Il più piccolo della specie è il sarago sparaglione che può raggiungere al massimo i 18 cm di lunghezza. La livrea è di colore argento con sfumature gialle, tutte le pinne del corpo sono bianche tranne quelle ventrali che sono di colore giallo e il peduncolo caudale presenta una macchia nera molto evidente.
Il sarago è un pesce gregario (tranne il sarago pizzuto) che durante la prima parte della sua vita e fino alla taglia 500 gr può formare gruppi di esemplari spesso anche numerosi. Invece, raggiunta l’età adulta e dimensioni maggiori, tende a separarsi dagli altri esemplari cercando il proprio nascondiglio per trovare riparo. Il sarago pizzuto è quello meno legato alla tana perché compie vere e proprie emigrazioni stagionali.
Questa specie di pesci, ad eccezione del sarago faraone, predilige i fondali rocciosi ricchi di scogli, sassi e alghe intervallate da zone sabbiose. Il sarago generalmente vive in acque poco profonde raggiungendo al massimo i 25 mt e durante la stagione estiva può fermarsi in prossimità di acque poco salmastre (acque che possiedono una salinità inferiore a quella marina, ma superiore a quella dell’acqua dolce, lagune e stagni costieri in comunicazione con il mare) .
E’ un pesce onnivoro e si nutre generalmente di crostacei, molluschi, vermi, coreani, bachi di sabbia e bigattini, ma in alcuni casi anche di alghe che si trovano sulla superficie delle rocce.
Quando il mare è mosso le onde urtano violentemente gli scogli e staccano gli elementi nutritivi che portandosi in superficie attirano il sarago, in queste particolari condizioni climatiche è possibile vedere il sarago brucare lungo i pendii rocciosi.
Le tecniche per insidiare il sarago sono: la pesca a fondo usando finali di grosso spessore e piombi di 30/50 gr, a surf casting con piombi più pesanti se si vuole raggiungere distanze più elevate.
La pesca a bolentino,
indicata particolarmente per insidiare il sarago faraone che staziona a profondità maggiori. Si usano canne robuste di 2/3 mt, mulinelli con bobine capienti in modo da far scendere l’esca in profondità, il filo dovrà essere possibilmente un trecciato per trasmettere l’abboccata del pesce anche a notevoli profondità ed infine, il peso del piombo dovrà essere tale da far stendere la lenza in funzione della corrente marina e della profondità della zona di pesca.
Con la pesca a galleggiante il filo dovrà essere sottile almeno dello 0,12/0,14 mm, gli ami del 14/16 e la piombatura dovrà essere fatta con pallini di piombo, oppure, per evitare di farla mangiare ai pesci più piccoli che si trovano più in superficie, si può utilizzare una torpilla per far scendere velocemente l’esca.
Senza alcun dubbio la carne del sarago è ottima, ma quella del sarago maggiore durante la cottura può prendere una consistenza talmente dura che può risultare immangiabile, fenomeno che oggi non è stato ancora risolto nonostante le tantissime ipotesi fatte sulle diverse cause.

Scritto da Marco Franco

RICCIOLA

Pesca alla Ricciola a Palinuro

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Foto di Roberto Pillon

Pesca alla Ricciola a Palinuro

Quel riflesso di sole tra le onde

La ricciola (Seriola dumerili) si riconosce in particolare da una linea di colore oro che si estende per tutta la sua lunghezza, il corpo è di colore argento azzurro e presenta una barra scura che passa da una parte all’altra dell’occhio. La coda è forcuta e le pinne dorsali sono di dimensioni diverse, la prima più corta la seconda più lunga.

Si trova nel Mar Mediterraneo, Oceano Pacifico, India e Oceano Atlantico, è un pesce pelagico molto vorace che vive in mare aperto nei fondali che variano dai 10 ai 360 metri di profondità e può raggiungere i 2 metri di lunghezza e i 10 kg di peso.
Non si concede facilmente all’allevamento, poiché ha bisogno di un’alimentazione notevole a base di proteine, indispensabili per la sua crescita. La ricciola, anche se non compie vere e proprie emigrazioni, si sposta per notevoli distanze alla ricerca di cibo e di acque che abbiano la stessa temperatura e durante l’inverno si può portare a profondità maggiori. La ricciola in alcuni periodi dell’anno si avvicina di più alla costa, in particolare nel periodo della riproduzione, formando banchi spesso anche numerosi. Generalmente si muove a profondità abbastanza elevate, tra i 20 e i 70 metri e in situazioni particolari si può inabissare oltre i 300 metri di profondità.
Le coste, i dintorni delle isole dove ci sono le secche e i canali che si aprono su fondali rocciosi, sono le zone che preferisce.
La Ricciola può raggiungere gli 80 kg di peso e ciò non è dovuto soltanto all’età, ma soprattutto alla quantità di cibo che assume nel tempo; infatti, possono esserci esemplari della stessa età con un peso molto diverso tra loro. Essendo un predatore si ciba maggiormente di aguglie, occhiate, cefali, sugarelli, sgombri, seppie e calamari.
Si può insidiare e catturare prevalentemente con la tecnica della traina di media profondità usando esca viva sul fondale. La traina va effettuata in prossimità delle secche, in zone con forti dislivelli e lungo i canali erosi sul fondale, dove le ricciole generalmente vanno a caccia.
E’ molto furba, difficilissima da ingannare con le esche artificiali che riconosce e scarta ed è capace di compiere delle virate verso le rocce per tagliare la lenza. A parità di peso è più resistente e tenace del tonno, che pur avendo una reazione più vigorosa si riesce poi a domare e a recuperare più facilmente.

Scritto da Marco Franco

OCCHIATA

Pesca all’Occhiata dal molo dei Francesi

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Foto di Enrico Maria Rendina

Pesca all’Occhiata dal molo dei Francesi

La pace del mare notturno mi riscalda l’anima

L’Occhiata è un pesce comune sia nel Mediterraneo che nell’Oceano Atlantico, si trova in tutte le coste e in mare aperto. E’ facilmente riconoscibile dalla presenza di una macchia nera sulla parte terminale del corpo (peduncolo caudale), l’occhio è circolare con delle dimensioni maggiori se confrontate con la taglia del pesce, può raggiungere i 35 cm di lunghezza e può superare anche il kg di peso.

L’occhiata viaggia sempre in branchi molto numerosi (più di 100 individui) che quando il mare è calmo si fermano immobili ad una determinata profondità e senza nuotare si fanno portare dalle correnti marine. E’ un pesce onnivoro (in grado di digerire sia cibi vegetali che animali) con una certa preferenza per i piccoli invertebrati come vermi e gamberetti, ma se opportunamente pasturato, accetta anche esche prodotto dall’uomo come il bigattino, la tremolina e i coreani.
In primavere e in estate frequenta zone dove l’acqua è poco profonda e quindi si può insidiare con varie tecniche dalla traina leggera (esche naturali vive o morte, esche artificiali come cucchiaini ondulanti o rotanti), oppure a bolentino. Dalla spiaggia o dagli scogli, le occhiate si possono catturare con la pesca al recupero (sugheri piombati o bombarde) utilizzando come esca il bigattino, il coreano, la tremolina, vermi o piccole esche artificiali.
E’ importantissima la tecnica di pasturazione, perché in genere i bigattini lanciati con la fionda e presi dalle correnti, finiscono per portare i pesci lontano dalla zona di pesca, per questo motivo è importante integrare alla pasturazione una base di sarda in modo da creare una nuvola di pastura a mezz’acqua che trattiene il pesce sul posto. E’ un pesce estremamente attratto dal colore bianco e in mancanza dell’immortale bigattino, si può usare un batuffolo di cotone oppure il grasso del prosciutto. Un’altra pesca divertente per insidiare l’occhiata è quella estiva fatta in canoa o in canotto trainando una piumetta montata su una lenza molto leggera. La sua carne è simile a quella dell’orata o del sarago.

MORMORA

Pesca alla Mormora dalle spiagge di Palinuro

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Foto di Roberto Pillon

Pesca alla Mormora dalle spiagge di Palinuro

All’alba del giorno seguente piacevolmente rinfrescati dalla brezza marina

La mormora è presente in tutti i mari Italiani, ma si trova più frequentemente in quelli meno profondi come l’Adriatico, vive in prossimità della costa su fondali che variano dai 15/20 metri di acqua. Ha la testa grossa, il muso a punta e la bocca protrattile proprio come un vero grufolatore da fondali sabbiosi. Il colore della sua livrea ha una tonalità bianco argentea con strisce trasversali in tutto il corpo, tranne la testa, di colore marrone scuro.

E’ un pesce gregario che si sposta in branchi spesso numerosi, cerca il cibo frugando con la bocca nei fondali sabbiosi. Si può trovare anche in zone rocciose purché siano situate nei pressi di zone sabbiose o in fondali misti a sabbia. Essendo un pesce onnivoro, predilige il cibo costituito da vermi come, La tremolina, i molluschi, i crostacei e i bigattini. Rispetto agli altri grufolatori di acqua salata, la mormora è un pesce anomalo perché si riesce spesso a catturare quando il mare è calmo e l’acqua è chiara e trasparente, inoltre a differenza degli altri pesci che sono disturbati dalla luce della luna (Sembra che danneggi lo stato sottile di muco che protegge la loro pelle), si cattura prevalentemente nelle nottate di luna piena. Per insidiare La mormora si possono utilizzare varie tecniche purché l’esca venga mantenuta sul fondale. Si può usare la pesca a fondo con galleggiante, a surf casting e dalla barca in deriva (senza ancora) usando piombi speciali dotati di punte, che attraggono La mormora grazie alla nuvoletta di sabbia che solleva il piombo e l’esca dal fondale muovendosi. Con il galleggiante si dovrà usare un monofilo da 0,10/0,12 mm con una piombatura della lenza costituita da pallini 8/10, distribuita lungo gran parte della lenza stessa, ma più raccolta vicino all’amo (per far muovere l’esca liberamente) e come amo è consigliabile un 16/18. A fondo si possono usare finali più grandi, dello 0,14/0,16 lunghi 70/100 cm e piombi da 30/50 gr. Per raggiungere distanze dalla riva più elevate, occorre usare la tecnica del surf casting usando piombature da 120/150gr. La mormora sembra essere l’unico pesce che grazie all’ottima vista e alla luce della luna piena, riesce ad individuare le prede nella sabbia e questo particolare fa aumentare addirittura la sua produttività. E’ un pesce molto curioso attratto da tutto ciò che si muove, in particolare dai movimenti della sabbia sul fondale.

Scritto da Marco Franco

 

CERNIA

Pesca alla Cernia nel mare di Palinuro

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Foto di Parent Géry

Pesca alla Cernia nel mare di Palinuro

Quelle sfide che rimangono per sempre nel cuore

La Cernia (groupers) in alcune regioni d’Italia viene chiamata con diversi nomi dialettali, come Zerola, Anfouson, Luxerna de scheuggio, Meo, Meu, Scotto, Perchia di mari, Scirenga, Cirenga e Tenca de mar. E’ un pesce con un vero e proprio scheletro osseo, con il tipico corpo compatto, una bocca grande e non ama il nuoto veloce nelle lunghe distanze.

La Cernia, anche se spesso condivide il proprio territorio con altri esemplari simili, è un pesce fondamentalmente solitario e ama nascondersi rintanato fra le rocce in fondali del tutto bui. Dalla stazza può sembrare impacciato nei movimenti, invece ha una velocità di attacco impressionante che gli permette di avvicinarsi in modo fulmineo alla preda e di risucchiarla senza lasciarle scampo. Le sue dimensioni possono facilmente superare il metro di lunghezza e i cento chilogrammi di peso, anche se è un pesce che comprende un grande numero di specie e quindi tali dimensioni possono variare considerevolmente.
La Cernia preferisce risucchiare e inghiottire le prede anziché morderle, nonostante la bocca sia grande non possiede molti denti, ma ha delle pesanti placche dentarie in grado di rompere e triturare.
Vive in fondali che variano dai 15 metri a oltre i 150 metri, dove vivono gli esemplari più adulti e poiché ha abitudini sedentarie raramente si allontana dalla propria zona di caccia, nei pressi della sua tana principale da cui tende gli agguati.
E’ una specie carnivora, si nutre principalmente di piccoli pesci di fondale, di polpi che considera una leccornia e anche di molluschi come calamari, totani e seppie.
Per riuscire a catturare la Cernia ci vogliono adeguate e idonee attrezzature. Si può insidiare a traina oppure a vertical jigging se la profondità non è eccessiva, se invece supera i 150 metri è necessaria la tecnica del bolentino di profondità, unica tecnica con delle attrezzature che permettono di arrivare a tali profondità. La cernia ha una potente fuga iniziale e quindi necessitano canne robuste in grado di resistere a notevoli sollecitazioni con un mulinello capace di recuperare il filo nonostante ci sia la trazione del pesce che si muove su fondali profondi.
Per quanto riguarda la pesca a Traina bisogna effettuarla a bassa velocità in modo che l’esca, passando vicino ai nascondigli sul fondo, possa essere attaccata dal pesce nascosto in tana. Si consiglia di munirsi di un ecoscandaglio per individuare la zona e il profilo del fondale su quale pescare. L’esca migliore per la pesca a traina è quella naturale, un pesce piccolo, una seppia o un calamaro, innescato su due robusti e grossi ami, inseriti nella parte anteriore e in quella posteriore dell’esca per aumentare le possibilità di aggancio durante la ferrata.
La Cernia è capace di mimetizzarsi, può assumere infatti, svariate tonalità di colore a seconda dell’habitat in cui vive. Un’altra caratteristica è che i giovani esemplari femmine si trasformano in maschi quando raggiungono il peso di 8/12 chilogrammi. Dato che l’adolescenza rimane fino a quando non raggiungono il peso di 3 kg e che crescono mediamente 1 kg l’anno, il cambiamento di sesso avviene ogni 10 anni di vita. Visto che nelle attività di pesca la cattura è focalizzata su esemplari di taglia medio alta, ciò sta causando una forte diminuzione di esemplari maschi, mettendo a rischio la riproduzione della specie.

Scritto da Marco Franco

AGUGLIA

Pesca all’Aguglia sulle coste di Palinuro

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Foto di euparkeria

Pesca all’Aguglia sulle coste di Palinuro

Il sapore della desiderata cattura

L’aguglia (Belone belone) si riconosce dal corpo allungato e sottilissimo, quasi anguilliforme, dal becco con numerosi dentini e con la mandibola più lunga della mascella, dal colore grigio argentato, scuro sul dorso e bianco sul ventre e dalle pinne nella parte posteriore del corpo. Può raggiungere il peso di 1,3 kg e una lunghezza di 90 cm.

L’aguglia è un pesce che si trova lungo le coste italiane e in generale nel Mediterraneo. Alla fine dell’estate inizio autunno tende ad avvicinarsi alla costa creando fitti branchi che si muovono viaggiando a pochi metri dalla superficie dell’acqua spostandosi in continuazione. I branchi di aguglie sono facilmente visibili a distanza perché formano dei caratteristici cerchi e increspature sulla superficie e fanno dei veri salti fuori dall’acqua. Si allontanano dalla costa durante il periodo invernale per spostarsi in acque più profonde e calde. Si nutrono maggiormente di pesci di piccole dimensioni come le sardine e le alici, ma sono particolarmente ghiotti di crostacei, vermi e anche bigattini.
Considerando le sue caratteristiche di predatore, l’aguglia può essere catturata con varie tecniche di pesca. Da riva con una canna bolognese di 4/5 mt utilizzando bigattini, coreani o egiziani, innescati su ami del 14/16 con un terminale di 0,12/0,14. La piombatura del sughero dovrà essere di 10/30 g in modo da farlo scarrocciare dalla corrente del mare oppure lanciarlo a lunga distanza per poi recuperarlo lentamente. Per raggiungere distanze superiori il sughero piombato può essere sostituito con una bombarda.
A spinning montando dei piccoli artificiali come cucchiaini ondulanti o rotanti lucenti. Dalla barca si può tentare di insidiare l’aguglia a traina simulando il movimento dell’esca con la stessa barca a motore.
Spesso l’aguglia viene utilizzata come esca per insidiare altri predatori ben più grossi come ricciole, serra, lecce e spigole. Per usare l’aguglia come esca viva, una volta recuperata, bisogna conservarla in appositi contenitori o vasche per il vivo con acqua corrente fino al momento dell’innesco. Infatti, l’aguglia morta non dà gli stessi risultati di cattura di una viva ed è per questo motivo che l’aguglia viene spesso catturata a traina usando come esca batuffoli di cotone colorato dove l’aguglia rimane inesorabilmente impigliata con i suoi numerosi dentini.

Scritto da Marco Franco

LECCIA

Pesca alla Leccia a Palinuro

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Foto di Francesco Sestini

Pesca alla Leccia a Palinuro

All’alba dietro il frontone di Capo Palinuro

Il pesce Leccia vive nel Mar Mediterraneo e nell’ Atlantico Orientale, è un predatore e ama le acque profonde durante l’inverno. In primavera, invece, quando ha inizio la riproduzione raggiunge le coste ed insegue le sue prede anche nelle acque basse, tra le scogliere, nei porti e nelle foci dei fiumi.

Il pesce leccia fa parte della categoria “pesce azzurro”, è argentato sul dorso e bianco sulla pancia, il corpo è allungato e appiattito di lato, il muso è appuntito, la bocca grande e gli occhi sono piccoli, ha due pinne dorsali, una delle quali è composta da una serie di corte spine. Può raggiungere notevoli dimensioni fino a 2 mt di lunghezza e 30 kg di peso. Questo pesce si nutre di polpi, calamari, alici, sarde ma predilige i cefali. La pesca professionale prevede la sua cattura utilizzando reti o lenze fisse, nella pesca sportiva si può praticare lo spinning con l’artificiale o la traina col vivo, ma anche la pesca in apnea. A spinning vengono usati artificiali da 14 cm a 20 cm come il popper, ma non è per niente facile catturarlo sia per la potenza sia per l’astuzia, infatti non si lascia abbagliare facilmente. Per questo motivo si consiglia la traina con il piombo guardiano utilizzando come esca un pesce vivo, come il cefalo o l’aguglia. La carne del pesce leccia è molto buona paragonabile alla ricciola.
La cosa curiosa quando si va in barca e si perlustra il mare è che la leccia a causa dei suoi movimenti turbolenti (spruzzi e schizzi) causati dalle sue cacciate ai danni di cefali, aguglie o altro pesce azzurro, è facilmente visibile sulla superficie dell’acqua.

Scritto da Marco Franco

Pesca al Grongo a Palinuro

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Foto di Matteo Callegaro

Pesca al Grongo a Palinuro

Le onde del mare nel silenzio notturno

Il grongo vive nel Mediterraneo, nell’oceano Atlantico e nel Mar Nero, ama stare su fondali fangosi e sabbiosi ricoperti di vegetazione, rocce, pietre e relitti perché passa la giornata nascosto nella sua tana mentre di notte va a caccia delle sue prede. Ha il corpo allungato come l’anguilla ma è più robusto, può superare i 2 mt di lunghezza e raggiungere 10 kg di peso. Il dorso è di colore grigio, la pancia bianca e la pelle liscia è rivestita di una specie di muco; ha gli occhi piccoli, il muso allungato, la bocca grande e una mascella che sporge. Il grongo si riproduce durante l’estate deponendo le uova in acque profonde e il passaggio dallo stato di larva a quello di pesce adulto avviene in due anni. Essendo carnivoro si nutre di pesci e soprattutto di polpi. I pescatori sportivi non disdegnano questa preda per la sua resistenza durante il recupero.

Per insidiare il grongo si utilizzano varie tecniche come palamiti, reti, nasse e anche con il surf casting, ovviamente di notte, usando come esca la sarda, il calamaro, il filetto di cefalo, gamberi, calamari, polpi e totani. La sua carne non è considerata pregiata, ma è ottima per le zuppe di pesce.

Scritto da Marco Franco

GRONGO

Foto di Palinuro Blue Dolphin

cefalo

Pesca al Cefalo alla foce del Mingardo

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Foto di Franco Marco con Domenico Iorio e Marco Stanziola

Pesca al cefalo alla foce del Mingardo

La passione per la pesca, il fiume e la sua natura

Il cefalo, detto anche muggine, vive sia in acque marine sia in acque dolci e si adatta benissimo nei porti o all’entrata dei fiumi. La forma del corpo è allungata di colore azzurro o grigio, il ventre bianco, ha due pinne dorsali e due ventrali, la testa è larga e può raggiungere 4-5 kg di peso.

Il cefalo gira in branchi e predilige le acque basse e calde cibandosi di qualsiasi invertebrato o materiale organico, anche se si adatta bene ai vari cambiamenti di temperatura e salinità. E’ una specie molto ambita dai pescatori per il sapore della sua carne, è molto furbo e una volta preso dà luogo ad un ferreo combattimento. I pescatori professionisti praticano la pesca al cefalo utilizzando reti e nasse per poi allevarli nelle lagune costiere. Per quanto riguarda il settore sportivo, invece, si pratica la pesca a fondo, a bolognese, ma la più efficace risulta quella a canna fissa. Le canne fisse partono dai 5 agli 8 metri di lunghezza su cui viene montata una lenza madre dello 0.16, un galleggiante da 1-2 gr, un finale dello 0.10-0.12 e l’amo adeguato al tipo di esca. L’esca che viene usata di più è la pastura innescata sulle mazzette, ma anche il coreano, la sarda o l’arenicola non vengono disdegnati. La caratteristica del cefalo è quella di trattenere l’esca in bocca, succhiarla e poi risputarla. Il cefalo può essere pescato tutto l’anno, ma il periodo migliore è l’estate o l’inizio autunno perché l’acqua è più calda.
Esistono almeno 5 specie di cefali che si differenziano dalla taglia, abitudini e habitat molto diversi. Tra questi ne cito alcuni: il muggine dorato (il più pregiato e difficile da pescare), il muggine labbrone (detto “sciorina” tipico da fondale) e il muggine schiumarolo (il più piccolo presente in superficie e spesso insidiato nelle gare).

 

Scritto da Marco Franco

ORATA

Pesca all’orata dalle Saline di Palinuro

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Foto di Mario Di Maso

Pesca all’orata dalle Saline di Palinuro

Un filo dorato tra le onde

L’orata vive nel Mediterraneo e nell’Atlantico, è un pesce costiero (5/150 metri dalla costa), non ama le basse temperature e si adatta perfettamente sia sui fondali duri che sabbiosi.

Ha il corpo ovale, una pinna dorsale, il dorso è grigio-azzurro e la sua caratteristica è la striscia dorata che le attraversa la fronte e una macchia nera fra gli occhi. L’orata può raggiungere i 70 cm di lunghezza e pesare fino a 10 kg. Ha il capo convesso e una dentatura particolare formata da incisivi e molari con cui riesce a masticare le conchiglie dei molluschi, crostacei o ricci.

E’ importante sapere che l’orata essendo un pesce ermafrodita, può essere pescata una volta raggiunto il peso di 500 gr, quando le gonadi maschili diventano femminili. In questo modo non viene interrotto il ciclo produttivo di questa specie che avviene in autunno.

Nella pesca sportiva l’orata rappresenta una difficile cattura perché è molto diffidente, gira in branchi  i periodi migliori per insidiarla sono l’estate e l’autunno, quando l’acqua è più calda e le orate si avvicinano alla costa.

Il Surf Casting è la tecnica più usata che propone al pesce l’esca locale come cozze con guscio, crostacei o anellidi marini. Si usano dei terminali molto lunghi 1-2 m per non suscitare sospetto e per avvertire meglio le toccate e un amo robusto (del 4-8) del tipo con punta ad artiglio d’Aquila. La cozza con il guscio può essere innescata parzialmente aperta o ancora chiusa.

L’orata essendo sospettosa gira l’esca tra le labbra prima di ingoiarla, è importante quindi, prima di ferrare, aspettare che la punta della stessa fletterà di più rispetto alle precedenti toccate.

La cozza locale o il granchietto di sabbia sono le esche ideali per insidiare L’orata, ma risultano ottimi anche i vermi marini come il bibi, l’arenicola, l’americano o il coreano. Se si decide di usare questi vermi come esca, bisogna saperli innescare in modo da coprire non solo l’amo ma anche i primi centimetri di lenza ed usare l’apposito ago.

Per finire è consigliabile avere con sé un resistente guadino telescopico se la preda dovesse essere molto grande.

Scritto da Marco Franco