Cernia

CERNIA

Pesca alla Cernia nel mare di Palinuro

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Foto di Parent Géry

Pesca alla Cernia nel mare di Palinuro

Quelle sfide che rimangono per sempre nel cuore

La Cernia (groupers) in alcune regioni d’Italia viene chiamata con diversi nomi dialettali, come Zerola, Anfouson, Luxerna de scheuggio, Meo, Meu, Scotto, Perchia di mari, Scirenga, Cirenga e Tenca de mar. E’ un pesce con un vero e proprio scheletro osseo, con il tipico corpo compatto, una bocca grande e non ama il nuoto veloce nelle lunghe distanze.

La Cernia, anche se spesso condivide il proprio territorio con altri esemplari simili, è un pesce fondamentalmente solitario e ama nascondersi rintanato fra le rocce in fondali del tutto bui. Dalla stazza può sembrare impacciato nei movimenti, invece ha una velocità di attacco impressionante che gli permette di avvicinarsi in modo fulmineo alla preda e di risucchiarla senza lasciarle scampo. Le sue dimensioni possono facilmente superare il metro di lunghezza e i cento chilogrammi di peso, anche se è un pesce che comprende un grande numero di specie e quindi tali dimensioni possono variare considerevolmente.
La Cernia preferisce risucchiare e inghiottire le prede anziché morderle, nonostante la bocca sia grande non possiede molti denti, ma ha delle pesanti placche dentarie in grado di rompere e triturare.
Vive in fondali che variano dai 15 metri a oltre i 150 metri, dove vivono gli esemplari più adulti e poiché ha abitudini sedentarie raramente si allontana dalla propria zona di caccia, nei pressi della sua tana principale da cui tende gli agguati.
E’ una specie carnivora, si nutre principalmente di piccoli pesci di fondale, di polpi che considera una leccornia e anche di molluschi come calamari, totani e seppie.
Per riuscire a catturare la Cernia ci vogliono adeguate e idonee attrezzature. Si può insidiare a traina oppure a vertical jigging se la profondità non è eccessiva, se invece supera i 150 metri è necessaria la tecnica del bolentino di profondità, unica tecnica con delle attrezzature che permettono di arrivare a tali profondità. La cernia ha una potente fuga iniziale e quindi necessitano canne robuste in grado di resistere a notevoli sollecitazioni con un mulinello capace di recuperare il filo nonostante ci sia la trazione del pesce che si muove su fondali profondi.
Per quanto riguarda la pesca a Traina bisogna effettuarla a bassa velocità in modo che l’esca, passando vicino ai nascondigli sul fondo, possa essere attaccata dal pesce nascosto in tana. Si consiglia di munirsi di un ecoscandaglio per individuare la zona e il profilo del fondale su quale pescare. L’esca migliore per la pesca a traina è quella naturale, un pesce piccolo, una seppia o un calamaro, innescato su due robusti e grossi ami, inseriti nella parte anteriore e in quella posteriore dell’esca per aumentare le possibilità di aggancio durante la ferrata.
La Cernia è capace di mimetizzarsi, può assumere infatti, svariate tonalità di colore a seconda dell’habitat in cui vive. Un’altra caratteristica è che i giovani esemplari femmine si trasformano in maschi quando raggiungono il peso di 8/12 chilogrammi. Dato che l’adolescenza rimane fino a quando non raggiungono il peso di 3 kg e che crescono mediamente 1 kg l’anno, il cambiamento di sesso avviene ogni 10 anni di vita. Visto che nelle attività di pesca la cattura è focalizzata su esemplari di taglia medio alta, ciò sta causando una forte diminuzione di esemplari maschi, mettendo a rischio la riproduzione della specie.

Scritto da Marco Franco